«Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura. Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma spiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori. Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato» (Santa Caterina da Siena, Dialogo della Divina Provvidenza, cap. CXXIV). 

[Le condanne alla sodomia ed al peccato impuro contro natura sono, ovviamente, di monito sia alle cosiddette "coppie eterosessuali" che alle pretese "coppie omosessuali". Dice il Signore: Quid autem vides festucam in oculo fratris tui, trabem autem, quae in oculo tuo est, non consideras? (Luca VI,41) - Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non consideri la trave che è nel tuo? Per approfondimenti studiare la Casti Connubii,  ndR]