Andiamo avanti nei secoli, senza che alcuna virgola a riguardo sia mai mutata, né potrà mai mutarsi dalla vera Chiesa (cf. «Satis Cognitum», Leone XIII). Concilio di Trento, Papa Paolo III, dal «Decreto sulla Vulgata», 8 aprile 1546: «Inoltre, per frenare certi spiriti indocili, [la Chiesa] stabilisce che nessuno, fidandosi del proprio giudizio, nelle materie di fede e morale, che fanno parte del corpo della dottrina cristiana, deve osare distorcere la sacra Scrittura secondo il proprio modo di pensare, contrariamente al senso che ha dato e dà la santa madre Chiesa, alla quale compete giudicare del vero senso e dell’interpretazione delle sacre Scritture; né deve andare contro l’unanime consenso dei Padri, anche se questo genere di interpretazioni non dovesse essere mai pubblicato […]» (cf. «Denzinger», 2009, numeri 1506 - 1508). Ancora più nel dettaglio. Papa Gregorio XVI, «Inter praecipuas machinationes», 8 maggio 1844: «[…] Né ignorate infine quanta diligenza e sapienza occorrano per tradurre fedelmente in altra lingua le parole del Signore: sicché niente è più facile ad avvenire che il moltiplicarsi, nelle versioni procurate dalle società bibliche [già condannate dalla Chiesa, ndR], o per frode o per ignoranza di tanti interpreti, di gravissimi errori; i quali poi sono lungamente occultati dalla stessa moltitudine e varietà di quelle, con danno di molti. Ma poco importa alle dette società quali errori si bevano i lettori di siffatte versioni, purché a poco a poco si avvezzino a giudicare arditamente del senso delle Scritture, a disprezzare le tradizioni divine custodite diligentemente dalla Chiesa secondo la dottrina dei Padri, ed a ripudiare il Magistero della Chiesa medesima. […] Infatti nelle regole scritte dai Padri a ciò deputati dal Concilio di Trento, approvate da Pio IV (cf. Denzinger, 1854) [...] e premesse all’Indice dei libri proibiti, si legge, con universale sanzione stabilito, che la lettura delle Bibbie in volgare si permetta solo a quelli cui si giudichi poter tornare in aumento di fede e di pietà. Alla qual regola, vieppiù ristretta poi per le continue frodi degli eretici, fu in ultimo per autorità di Benedetto XIV aggiunta la dichiarazione che sia lecita la lettura di quelle traduzioni volgari le quali siano state approvate dalla Sede apostolica, ovvero illustrate con note desunte dai santi Padri della Chiesa […]» (cf. «Denzinger», 2009, numeri 2771 - 2772). Tanto si potrebbe ancora attestare, tuttavia, dato il limitato spazio editoriale, preferiamo terminare con una cristallina e completa sentenza di Papa Pio IX. Dalla «Qui Pluribus» del 9 novembre 1846: «Ormai conoscete bene, venerabili fratelli, gli altri mostruosi e fraudolenti errori coi quali coloro che si occupano solo di cose mondane tentano accanitamente di assalire la divina autorità della Chiesa e le sue leggi e di calpestare i diritti tanto del potere sacro quanto di quello civile. A questo mirano […] quelle sètte clandestine sorte dalle tenebre per la rovina e la devastazione, sia di ciò che è sacro che di ciò che è pubblico e condannato con ripetute scomuniche dai vescovi di Roma Nostri predecessori nelle loro lettere apostoliche che Noi confermiamo con la pienezza della Nostra apostolica potestà […]. Questo vogliono le astutissime società bibliche che rinnovando l’antica arte degli eretici non tralasciano di distribuire gratuitamente e di imporre in grandissimo numero di copie, con forte spesa, i libri delle sacre Scritture, tradotti in tutte le lingue volgari, contro le più sante regole della Chiesa, e spesso malvagiamente interpretati, a tutti gli uomini, di ogni sorta, anche ai più rozzi, affinché tutti, respinta la divina tradizione, la dottrina dei Padri e l’autorità della Chiesa cattolica, interpretino a loro arbitrio le parole di Dio, ne travisino il senso e scivolino così nei più gravi errori. Gregorio XVI […] disapprovò [cf. Inter praecipuas, 8 maggio 1844] queste società; e Noi pure vogliamo che esse vengano condannate. A questo mira quel sistema orribile e contrario al lume della ragione, dell’indifferenza di qualsiasi religione [Indifferentismo], sistema col quale essi astutamente, eliminata ogni differenza fra virtù e vizio, verità e errore, onestà e disonestà, vanno inventando che gli uomini possono conseguire la salute eterna con qualsiasi religione […] a questo mira [anche quella] dottrina funesta che è più che mai contraria al diritto naturale, che chiamano comunismo […]» (cf. «Denzinger», 2009, numeri 2782 - 2786). Martin Lutero, con il suo dannato «libero esame», fu uno dei diabolici precursori ed iniziatori di questa attitudine disonesta, profana, viziosa, perversa, erronea, eretica, riprovata, ribelle, irragionevole, orribile e diffamatoria nei confronti di Dio, di trattare la sacra Scrittura. La Chiesa, santa preveggente, ci illustra la sorte dei reprobi di siffatto crimine: «alla fine del tempo verranno bruciati con il diavolo ed i suoi soci in roghi vomitanti fiamme».
(A cura di CdP)