Per semplicità citiamo il Catechismo di san Pio X, n° 154 seg.: «I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio perché sono dei più gravi e funesti? Risposta. I peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono dei più gravi e funesti, perché direttamente contrari al bene dell’umanità e odiosissimi, tanto che provocano, più degli altri, i castighi di Dio». Questi peccati sono: «I. Omicidio volontario; II. Peccato impuro contro natura; III. Oppressione dei poveri; IV. Defraudare la giusta mercede agli operai». Nella Notre Charge Apostolique (25.10.1910) il Santo Pontefice spiega perché Dio ci castiga a causa dei nostri singoli peccati e di quelli collettivi e “legislativi”. Il dogma della Regalità Sociale di Cristo, oggi interamente rigettato dai sedicenti “legislatori”, è contenuto nella Quas Primas di Papa Pio XI (11.12.1925), materia che abbiamo già studiato sul numero 32 di Sursum Corda. Il Sommo Aquinate insegnava che la “legge” iniqua: «scostandosi dalla ragione, non ha natura di legge, ma piuttosto di violenza» (cf. Somma Theologiae, I-II, q. 93, a. 3). Se consideriamo che i quattro gravissimi peccati summenzionati da san Pio X, tanto gravi da «gridare vendetta al cospetto di Dio» e da «meritarci i castighi», sono oggi tutti promossi e “giuridicamente” imposti dal “legislatore”, non possiamo e non dobbiamo affatto stupirci per flagelli, sventure e castighi divini. Potremmo andare a ritroso, citando la medesima dottrina (cf. Dei Filius, Pio IX, 24.4.1870), ripercorrendo tutti gli insegnamenti dei Pontefici e le testimonianze storiche, fino alla parola dello stesso Sommo Legislatore: «[...] et ecce velum templi scissum est a summo usque deorsum in duas partes, et terra mota est».
(A cura di CdP)