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Un solo progresso è lecito in religione. Se proprio volgiamo essere “moderati” ed auspicare qualche progresso in religione, ecco l’unico possibile: amare Dio ancora di più di quanto lo amarono i nostri predecessori; essere ancora più osservanti, pii e ligi dei nostri antenati; essere caritatevoli, disinteressati, casti, abbondanti di ogni opera buona. Afferma ancora il Padre Franco (cf. «Risposte popolari alle obiezioni più comuni contro la Religione», Civiltà Cattolica, Roma, 1864, ed. IV, pag. 107 ss.): «In tutto questo vi è pienissima libertà di progresso, ed è il solo progresso che sia pienamente consentito. Per nostra disgrazia, però, è il solo progresso di cui nessuno si cura». D’altronde chi crede in Dio, crede in Gesù; crede che Gesù abbia detto il vero e comandato il giusto, essendo Dio; crede che la pratica della fede, quella, identica, debba essere: ieri, oggi e per sempre.

Oggi i nemici di Dio utilizzano metodi ancora più astuti. Essi, barando, dicono: «non si tocchino i dogmi, ma si adatti ai tempi la pratica, l’applicazione, la pastorale». L’errore più pericoloso. Già il Padre Franco, al seguito dei Pontefici e di tutti i Santi dell’epoca sua, rilevava che «fra i tanti errori che si sono sparsi contro la Chiesa, nessuno forse è più pericoloso di questo». Le aperte eresie divampate dal secolo XVI non possono burlarsi degli uomini che cercano sinceramente la verità, sono espresse in chiare formule e sono apertamente contro la volontà di Dio, contro la dottrina della Chiesa, e riprovate esplicitamente da questa. Tuttavia, oggigiorno e dagli anni sessanta, la Rivoluzione si fa strada anche «nelle viscere della Chiesa». I modernisti, quei discreti manigoldi che fanno man bassa di anime avendo usurpato le cattedre che appartengono a Dio, insegnano apertamente eresie, dando ad esse un non so che di “legittimazione” di “buono”; in questo modo tali sventurati, guide cieche, mestano anche chi si sforza di essere pio, ma, per varie ragioni, si lascia ingannare: «se lo dicono loro che si presentano come guide, sarà una cosa buona!». La dottrina che da circa centocinquant’anni si sta spargendo di raffazzonare, di modernizzare il Cristianesimo, di adattarlo al tempo ed al popolo, siccome viene presentata in maniera più benigna e meno sfacciata, non mostra all’apparenza tutta la malignità sua intrinseca. Si fa largo, come abbiamo detto, anche presso milioni di cristiani non malvagi, ma leggeri e superficiali, vincibilmente ignoranti, i quali credono benissimo che la religione si possa spogliare, anche solo nella pratica, di tutte quelle forme esterne che le sono essenziali.

Contrastare i falsari. Per smascherare questo errore è necessario ricordare a questi falsari molestatori, lupi con indosso pelle di pecora, che la religione abbraccia due sorte di verità: naturali e soprannaturali. Ad alcune si giunge usando debitamente la sola ragione; ad altre si perviene per rivelazione divina, la quale ci istruisce tramite la Chiesa: infallibilmente ed indefettibilmente. Così pure nell’ordine pratico vi sono dei precetti morali, ai quali può arrivare anche la sola ragione naturale, come è il non rubare, non ammazzare, non fornicare, e Dio per mezzo della natura stessa ce li intima; vi sono dei precetti morali, ai quali non giunge la sola natura, come l’amare i nemici, dare la vita per il prossimo, adoperare per la nostra santificazione certi riti, cerimonie, esercizi pii piuttosto che altri: e questi Gesù Cristo ce li intima con atti di Sua positiva volontà. Gli eresiarchi, fra i quali i modernisti si distinguono per diabolica dissimulazione, hanno impugnato ora l’una, ora l’altra delle dottrine speculative di Gesù Cristo, ed hanno fatto opera di distruzione del Cristianesimo quanto alla dottrina. Chi può dire di conoscere il vero Catechismo? Eppure è un dovere del Confermato. Ai nostri giorni si tenta di distruggere, come colpo di perfida astuzia, tutta la pratica della santa religione, cioè tutta quella ulteriore perfezione, che Gesù Cristo aggiunse alla legge naturale ed alla legge scritta. Questi nemici di Dio intendono farci tornare ad uno stato peggiore di quello degli uomini prima della venuta di Cristo. D’altronde lo stesso «Risorgimento» cos’è, se non l’antica, rivoluzionaria, sfrenata brama di far risorgere il paganesimo?

(A cura di CdP)

Comunicato numero 47. Si può modernizzare la religione?