Si raccontava del padre Arsenio che per tutta la sua vita, mentre sedeva al suo lavoro manuale, teneva un pezzo di tela sul petto a causa delle lacrime che scorrevano dai suoi occhi (PJ III, 1). Quando il padre Poemen apprese la sua morte, disse piangendo: «Beato te, padre Arsenio, perché hai pianto te stesso in questo mondo; infatti, chi non piange se stesso di qua, piangerà eternamente nell’al di là. O in questo mondo per nostra scelta, o nell’altro per i tormenti, è impossibile non piangere» (105cd; PJ XV, 9b). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Raccontava il padre Daniele: «Quando il padre Arsenio stava per morire, diede quest’ordine: – Non preparate agapi per me. Se mi sono preparata un’agape, la ritroverò» (PJ X, 9) [All’uso, comune anche negli antichi culti egiziani, di imbandire, per la morte di un fratello, un banchetto fraterno come segno di comunione e immagine del banchetto celeste, il Padre Arsenio oppone che non importa preparare nulla per la morte: ciò che ritroveremo di là è quello che ci siamo preparati noi stessi di qui]. Quando il padre Arsenio fu vicino alla morte, i suoi discepoli si turbarono molto. Disse loro: «Non è ancora giunta l’ora [Cf. Gv. 17, 1]. Quando giungerà [Cf. Gv. 16, 4], ve lo dirò. Ma se darete a qualcuno il mio corpo, dovrò essere giudicato insieme a voi all’altare [Cf. 2 Cor. 5, 10] del Tremendo» [Cf. Dt 10, 17 e par.]. Essi dissero: «Allora, che faremo? Poiché non sappiamo seppellire morti». Dice loro l’anziano: «Non sapete legarmi una corda ai piedi e trascinarmi sul monte?». Sulla sua bocca c’era sempre stata questa parola: «Arsenio, a che scopo sei uscito dal mondo? Di aver parlato mi sono pentito molte volte, mai di aver taciuto». In punto di morte, i fratelli lo videro piangere e gli dissero: «Davvero anche tu hai timore, padre?». Disse loro: «In verità il timore che provo adesso in quest’ora [Cf. Gv. 12, 27] mi ha sempre accompagnato da quando sono monaco». E così si addormentò (105c; PJ XV, 9b). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Daniele, il medesimo, raccontava che un giorno il padre Arsenio lo chiamò e gli disse: «Da’ sollievo a tuo padre, perché egli, quando giungerà presso il Signore, preghi per te e te ne venga del bene». Uno dei padri si recò dal padre Arsenio. E come bussò alla porta, il vecchio aprì credendo che fosse il suo servitore; ma quando vide che era un’altra persona, si gettò con la faccia a terra. Questi gli disse: «Alzati, padre, perché io ti possa abbracciare». E l’anziano a lui: «Non mi alzo se non te ne vai». E nonostante molte insistenze, non si alzò finché non se ne fu andato (104b). Si raccontava di un fratello venuto a Scete per vedere il padre Arsenio; giunto alla chiesa, pregava i chierici di farglielo incontrare. Gli dissero: «Ristorati un poco, fratello, e poi lo vedrai». Ma egli diceva: «Non toccherò cibo prima di averlo incontrato». Gli mandarono un fratello ad accompagnarlo, perché la cella di Arsenio era molto lontana. Dopo aver bussato alla porta, entrarono, e, salutato l’anziano, si sedettero in silenzio. Disse allora il fratello mandato dalla comunità: «Io vado, pregate per me». Il fratello forestiero, che non aveva il coraggio di rivolgere la parola all’anziano, gli disse: «Vengo anch’io con te». E uscirono insieme. Lo pregò poi: «Portami dal padre Mosè, quello che prima era un ladrone». Al loro arrivo, questi li ricevette con gioia e li congedò dopo un’accoglienza molto ospitale. Il fratello che faceva da guida disse all’altro: «Ecco, ti ho portato da un padre straniero e da un egiziano, quale dei due ti è piaciuto di più?». «Per ora mi è piaciuto di più quello egiziano», rispose. Uno dei padri, udito ciò, pregò Dio: «Signore, spiegami questa cosa: l’uno sfugge gli uomini per il tuo nome, l’altro per il tuo nome li abbraccia». Ed ecco gli apparvero due grandi navi su un fiume e vide in una di esse il padre Arsenio, che navigava in grande quiete con lo Spirito di Dio, nell’altra vide il padre Mosè insieme a degli angeli di Dio che navigavano con lui e lo nutrivano con favi di miele (104b-105b). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Del padre Arsenio raccontavano che un giorno in cui era ammalato a Scete, il presbitero lo portò in chiesa e lo adagiò su un tappeto, ponendogli sotto al capo un piccolo cuscino. Venne un anziano a fargli visita e, vedendolo sul tappeto e con un cuscino sotto di lui, si scandalizzò. «Questo è il padre Arsenio? – disse – e su queste cose si mette a giacere?». Allora il presbitero, presolo in disparte, gli dice: «Cosa facevi al tuo paese?». «Ero pastore», rispose. «Come vivevi?». «Con molti stenti». «E ora come vivi nella tua cella?». «Ho maggiore sollievo ». Gli dice allora: «Vedi questo padre Arsenio? Era precettore di imperatori nel mondo e gli stavano intorno migliaia di servi che portavano cinture d’oro, gioielli e vestiti di seta. Sotto di lui vi erano tappeti preziosi. Tu invece, che eri pastore, non avevi nel mondo le comodità che hai ora. Ed egli qui non ha le delizie di cui godeva nel mondo. Tu ora trovi sollievo, ed egli tribolazioni». A queste parole, fu preso da compunzione e si inchinò dicendo: «Perdonami, padre, ho peccato. Questa è realmente la strada vera, poiché costui è giunto all’umiliazione, io invece al ristoro». E se ne andò edificato (101d-104a). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Disse il padre Daniele: «Il padre Arsenio ci raccontò questa storia come accaduta ad un altro, ma probabilmente era lui stesso. Giunse una volta a un anziano seduto nella sua cella una voce: – Vieni e ti mostrerò le opere degli uomini. Egli si alzò e uscì. Lo condusse allora in un luogo ove gli mostrò un etiope che tagliava legna e ne faceva una grande catasta. Tentava poi di portarla, ma non vi riusciva. Invece di toglierne una parte, ricominciava a tagliare legna e ad aggiungerla al mucchio. Così fece a lungo. Procedettero un po’ e gli mostrò un uomo che attingeva acqua da un pozzo per versarla in un recipiente forato che riversava la stessa acqua nel pozzo. Gli dice ancora: – Vieni, ti mostrerò un’altra cosa. E vede un tempio e due uomini a cavallo che portavano un palo trasversalmente, l’uno di fronte all’altro. Avrebbero voluto entrare per la porta, ma non potevano perché il legno era trasversale e nessuno dei due si umiliava a mettersi dietro all’altro per portare il palo diritto. E per questo rimanevano fuori dalla porta. – Ecco, dice, portano con superbia quella specie di giogo che è la giustizia e rifiutano l’umiliazione di correggersi per percorrere la via umile di Cristo (cf. Mt. 5, 20 e 11, 29s.); per questo rimangono fuori del regno di Dio. Colui che taglia la legna è un uomo immerso in molti peccati, il quale, invece di convertirsi, vi accumula sopra nuove iniquità. Colui che attinge l’acqua è un uomo che compie buone azioni, ma, poiché sono commiste a malvagità, anche le opere buone vanno perdute. Bisogna che ognuno vigili sulle proprie azioni, per non faticare invano» (cf. Fil. 2, 16) (100c-101a; PJ XVIII, 2). Ancora Daniele raccontava che una volta vennero da Alessandria alcuni padri per vedere il padre Arsenio. Uno di essi era zio del vecchio Timoteo, arcivescovo di Alessandria, detto «il povero», e aveva con sé uno dei suoi nipoti. Ma l’anziano non stava bene e non volle incontrarli, perché non venissero poi altri a disturbarlo. Si trovava allora presso Petra di Tura. Ed essi se ne ritornarono afflitti. Sopravvenne poi un’incursione di barbari, ed egli si trasferì nelle regioni inferiori. Saputolo, essi ritornarono da lui per vederlo e furono accolti con gioia. E disse a lui il fratello che era con loro: «Non sai, padre, che siamo venuti a trovarti a Tura e non ci hai ricevuti?». «Voi avete gustato del pane e bevuto dell’acqua – gli dice l’anziano –; io invece, o figlio, in verità non ho gustato né pane né acqua né mi sono messo a sedere, per castigare me stesso, finché non ho appreso che eravate giunti a casa vostra, perché per causa mia vi eravate disturbati; ma perdonatemi fratelli». Se ne andarono consolati (101bc). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Un giorno il padre Arsenio, dopo che si era stabilito nella zona inferiore dell’Egitto, poiché lì era molestato, pensò di abbandonare la cella. Senza prendere nulla con sé, si recò dai suoi discepoli Alessandro e Zoilo di Faran. Disse ad Alessandro: «Su, imbarcati». E così fece, e a Zoilo: «Vieni con me al fiume, cercami una nave che vada ad Alessandria e quindi imbarcati anche tu per raggiungere tuo fratello». Turbato da queste parole, Zoilo tacque. Quindi si separarono; discese dunque il vecchio nella regione di Alessandria, e si ammalò gravemente. I suoi discepoli si domandavano: «Non avrà uno di noi rattristato l’anziano, e per questo si è separato da noi?». Ma non trovarono in se stessi né di avergli disubbidito, né alcun’altra causa. Una volta guarito, l’anziano si disse: «Me ne andrò dai miei padri». Imbarcatosi, giunse a Petra, dove si trovavano i suoi discepoli. Mentre era vicino al fiume, sopraggiunse una fanciulla etiope che gli toccò il mantello. Ma il vecchio la rimproverò. La fanciulla allora gli disse: «Se sei monaco, va’ sui monti». L’anziano, preso da compunzione a queste parole, diceva fra sé: «Arsenio, se sei monaco, va’ sui monti». Mentre era in questi pensieri, gli vennero incontro Alessandro e Zoilo che si gettarono ai suoi piedi. Ma anche l’anziano si gettò a terra e piansero tutti. Poi l’anziano chiese: «Non avevate udito che ero malato?». Dissero: «Sì». Disse l’anziano: «E perché non siete venuti a trovarmi?». Dice il padre Alessandro: «Della tua separazione da noi non ci si rese ragione. Molti non ne furono edificati e dissero: – Se non avessero disubbidito all’anziano, egli non si sarebbe separato da loro». Egli disse: «Questa volta la gente dirà: – La colomba non trovò riposo ai suoi piedi e ritornò da Noè, nell’arca [Cf. Gn. 8, 9]». A queste parole furono confortati, e rimase con loro fino alla morte (97a-100c; PJ XV, 9a). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Il padre Daniele raccontò che una volta venne dal padre Arsenio un funzionario a portargli il testamento di un senatore suo parente che gli aveva lasciato un’eredità molto cospicua. Preso il testamento, Arsenio stava per strapparlo, quando il funzionario cadde ai suoi piedi dicendo: «Non strapparlo, ti supplico, mi costerebbe la testa!». E il padre Arsenio gli disse: «Io sono morto prima di lui e lui è morto appena ora!». E mandò indietro il testamento senza accettare nulla (97c; PJ VI, 2). Raccontavano di Arsenio che il sabato sera, quando già spuntava la domenica, volgeva le spalle al sole e stendeva le mani al cielo in preghiera, finché di nuovo il sole gli risplendeva in viso; allora soltanto si metteva seduto (PJ XII, 1). Del padre Arsenio e del padre Teodoro di Ferme si raccontava che più di tutti gli altri odiavano la gloria umana: solo di rado il padre Arsenio voleva incontrare qualcuno; il padre Teodoro invece li incontrava, ma era come una spada [Diceva cioè parole taglienti] (PJ VIII, 3). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Un fratello si recò alla cella del padre Arsenio a Scete, guardò dalla finestra e vide il vecchio che era tutto come di fuoco: era degno infatti il fratello di vedere ciò. Quando bussò, l’anziano uscì e, vedendolo fuori di sé per lo stupore, gli chiese: «Bussi da molto tempo? Non hai visto nulla qui?». Disse: «No» [Disse così per non urtare la riservatezza dell’anziano]. Allora si intrattenne con lui e quindi lo congedò (96c; PJ XVIII, 1). Una volta, mentre Arsenio risiedeva a Canopo, venne da Roma per vederlo una vergine di famiglia senatoriale, molto ricca e timorata di Dio. L’accolse l’arcivescovo Teofilo; essa gli chiese di persuadere l’anziano a riceverla. Egli, recatosi da lui, lo pregò dicendo: «È venuta da Roma la tale di famiglia senatoriale e vuole vederti». Ma l’anziano non acconsentì ad incontrarla. Quando le fu riferito, ella diede ordine di sellare le cavalcature. «Confido in Dio – diceva – che lo vedrò. Non sono venuta per vedere un uomo, ve ne sono tanti in città!, ma per vedere un profeta» (cf. Mt. 11, 9). Quando giunse presso la cella dell’anziano, questi, per disposizione divina, si trovava proprio fuori dalla cella; vedendolo, ella si gettò ai suoi piedi, ma egli la fece alzare adirato e la fissò dicendo: «Vuoi guardarmi in faccia? Ecco, guarda». Ma lei, per la vergogna, non lo guardò in faccia. Le dice l’anziano: «Non hai udito le mie opere? Queste bisogna guardare. Come hai osato intraprendere un tale viaggio? Non sai che sei una donna? Non devi uscire a tuo piacere! O forse volevi tornare a Roma a dire alle altre donne di aver visto Arsenio, perché poi riducessero il mare a una via per donne che vengono da me?». Ella disse: «Se il Signore vuole, non permetterò che alcuna venga qui. Ma tu prega per me e ricordati di me sempre». Ma egli rispose: «Prego Dio di cancellare il tuo ricordo dal mio cuore». Udendo questo, se ne andò sconvolta. Giunta che fu in città, dal dolore le venne la febbre. Fece sapere che era malata al beato arcivescovo Teofilo, che, recatosi da lei, la pregò di dirgli che cosa avesse. Ed ella gli disse: «Ah! Non fossi mai venuta qui! Ho chiesto all’anziano di ricordarsi di me e lui mi ha risposto: – Prego Dio di cancellare il tuo ricordo dal mio cuore. Ed ecco, io muoio di dolore!». L’arcivescovo le rispose: «Ma non sai che sei una donna e che il nemico si serve delle donne per combattere i santi? Per questo l’anziano ti ha parlato in quel modo. Ma, per la tua anima, egli prega continuamente». Così fu guarito il suo pensiero e se ne tornò a casa con gioia (96c - 97b; PJ II, 7). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Un giorno il padre Arsenio giunse in un luogo in cui erano delle canne mosse dal vento (Cf. san Matteo XI, 7). L’anziano chiese ai fratelli: «Cos’è tutto questo fracasso?». «Sono canne», rispondono. Dice allora l’anziano: «In verità, quando uno pratica il raccoglimento, se ode la voce di un uccello, il cuore non ha più lo stesso raccoglimento. Quanto più voi, col fracasso di queste canne!» (PJ II, 5). Raccontava il padre Daniele: «Alcuni fratelli, dovendosi recare nella Tebaide per comperare delle reti, dissero: – Coglieremo l’occasione per vedere anche il padre Arsenio». Il padre Alessandro entrò da lui per dirgli: «Dei fratelli giunti da Alessandria vogliono vederti». Dice l’anziano: «Informati per quale ragione sono qui». Udito che erano venuti in Tebaide per le reti, egli lo riferì all’anziano. E questi disse: «Sicuramente non vedranno la faccia di Arsenio, perché non sono venuti per me ma per il loro lavoro. Falli ristorare e congedali in pace, dicendo loro che l’anziano non può incontrarli» (96b). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Una volta il padre Arsenio disse al padre Alessandro: «Quando hai finito di spezzare i tuoi rami di palma vieni a mangiare con me. Se invece sopraggiungono ospiti, mangia con loro». Il padre Alessandro soleva lavorare in modo regolare e pacato. Quando giunse l’ora [di pranzo] aveva ancora dei rami; ma, volendo ubbidire alla parola dell’anziano, aspettò di averli finiti. Intanto il padre Arsenio, visto che tardava, mangiò, pensando che avesse degli ospiti. Il padre Alessandro venne quando ebbe finito, la sera tardi. Gli chiese l’anziano: «Hai avuto ospiti?». Ed egli: «No». «Come mai allora non sei venuto? ». Disse: «Mi hai detto: – Vieni quando hai finito di spezzare i tuoi rami. Per ubbidire alla tua parola non sono venuto, perché ho appena finito». L’anziano ammirò l’esattezza della sua ubbidienza e gli disse: «Rompi subito il digiuno per giungere alla tua liturgia senza agitazione e per poter prendere il tuo po’ d’acqua; altrimenti il tuo corpo si indebolirà presto» (93c-96a; PJ XIV, 1).(Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Il padre Daniele, discepolo del padre Arsenio, raccontò di essersi trovato una volta vicino al padre Alessandro. Questi fu preso da dolori, e per il dolore si distese supino. Accadde che il beato Arsenio venne per parlare con lui e [da lontano] lo vide disteso; come aprì bocca, gli disse: «Chi è quell’uomo di mondo che ho visto qui?». Gli dice il padre Alessandro: «Dove l’hai visto?». Risponde: «Scendendo dal monte ho guardato quaggiù nella grotta e ho visto uno che giaceva supino». Allora il padre Alessandro si inchinò davanti a lui dicendo: «Perdonami, ero io, mi avevano preso dei dolori». «Ah, eri dunque tu – gli dice l’anziano –, bene! Credevo si trattasse di un uomo di mondo, e perciò ho chiesto» (93b). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Un giorno a Scete, il padre Arsenio si ammalò e perciò ebbe bisogno di una camicia: non avendo il denaro per comperarla, accettò da uno la carità e disse: «Ti ringrazio, Signore, perché mi hai concesso di ricevere la carità per il tuo nome» (92d; PJ VI, 3). Si raccontava che la sua cella era lontana trentadue miglia. Usciva raramente; altri gli prestavano i servizi necessari. Quando Scete fu devastata uscì piangendo: «Il mondo ha perso Roma e i monaci Scete» [paragona questo grande danno per i monaci al danno costituito per il mondo dal saccheggio di Roma] (93a; PJ II, 6). Il padre Marco domandò al padre Arsenio: «È bene non avere alcun conforto nella propria cella? Ho visto un fratello che aveva un po’ di piantine e le stava estirpando». Il padre Arsenio rispose: «È bene, ma dipende dalle disposizioni di ciascuno: se infatti non avrà la forza di vivere così, ne pianterà delle altre» (PJ X, 7). (Citazioni scelte da www.padrideldeserto.net).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Raccontava ancora [il padre Daniele] che il padre Arsenio non cambiava l’acqua delle foglie di palma se non una volta all’anno; per il resto del tempo, si limitava ad aggiungerne dell’altra: intrecciava infatti corde e cuciva fino all’ora sesta. Gli anziani gli chiesero: «Perché non cambi l’acqua delle foglie di palma? Puzza!». Rispose: «Devo accettare quest’odore in cambio dei profumi e degli aromi di cui ho goduto nel mondo» (92c; PJ IV, 5). Raccontò anche questo: «Quando il padre Arsenio udiva che ogni genere di frutti era maturo, diceva: – Portatemene. Quindi ne assaggiava una volta sola un po’ di ciascuno, rendendo grazie a Dio» (PJ IV, 6).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Il padre Marco disse al padre Arsenio: «Perché ci sfuggi?». L’anziano gli dice: «Dio sa che vi amo. Ma non posso essere contemporaneamente con Dio e con gli uomini. Le schiere celesti che sono a migliaia e a decine di migliaia hanno un’unica volontà, mentre gli uomini ne hanno tante. Perciò non posso lasciare Dio per venire dagli uomini» (92a; PJ XVII, 5). Il padre Daniele raccontava che il padre Arsenio passava tutta la notte vegliando. Quando, verso la mattina, la natura sentiva bisogno di dormire, diceva al sonno: «Vieni, servo malvagio». Si prendeva un po’ di sonno stando seduto; ma subito si levava (PJ IV, 2). Il padre Arsenio diceva: «Al monaco è sufficiente dormire un’ora, se è un lottatore» (PJ IV, 3).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Un fratello disse al padre Arsenio: «Mi tormentano i miei pensieri dicendomi: – Tu non puoi né digiunare né lavorare: visita almeno i malati, poiché anche questo è amore [di Dio]». Riconoscendo la semente del diavolo, l’anziano gli dice: «Va’, mangia, bevi, dormi, e non lavorare; soltanto, non allontanarti dalla cella». Sapeva infatti che la fatica dello stare in cella porta il monaco ad essere ciò che deve (PJ VII, 27a). Diceva il padre Arsenio: «Un monaco forestiero in terra non sua non si immischi a niente e resterà in pace» (89d; PJ X, 6). Raccontavano gli anziani che una volta furono regalati ai monaci di Scete alcuni fichi. Dato che erano cosa da nulla, non ne mandarono al padre Arsenio, perché non si offendesse. Saputolo, l’anziano non si recò alla liturgia. «Mi avete escluso – disse – dalla benedizione mandata da Dio ai fratelli, che io non sono stato degno di ricevere». Tutti udirono e furono edificati dall’umiltà dell’anziano. Il presbitero si recò a portargli dei fichi e lo condusse con gioia alla celebrazione comune (92b; PJ XV, 8).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Il beato arcivescovo Teofilo si recò una volta dal padre Arsenio in compagnia di un magistrato. Chiese all’anziano di udire da lui una parola. Dopo un attimo di silenzio, egli rispose loro: «E se ve la dico, la osserverete?». Promisero di farlo. Disse loro l’anziano: «Dovunque sappiate ci sia Arsenio, non avvicinatevi» (89b; PJ II, 4a). [...] Un fratello chiese al padre Arsenio di dirgli una parola. L’anziano gli disse: «Lotta con tutte le tue forze perché il lavoro che fai dentro di te sia secondo Dio e così vincerai le passioni di fuori» [cf. 2 Cor 4, 16] (89c; PJ XI, 1a). Disse anche: «Se cerchiamo Dio, si rivelerà a noi. Se lo teniamo stretto, resterà presso di noi» (PJ XI, 1b).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. «Si diceva che, come a corte nessuno portava vestiti più belli di lui, così tra i monaci nessuno li portava più vili» (PJ XV, 6). Un tale disse al beato Arsenio: «Come mai tanta cultura e scienza non ci servono a nulla e questi zoticoni di egiziani possiedono tali virtù?». Il padre Arsenio gli dice: «A noi non serve a nulla la cultura mondana, ma questi zoticoni di egiziani hanno conquistato le virtù con le loro fatiche» (88d-89a; PJ X, 5). Un giorno il padre Arsenio sottopose i suoi pensieri a un padre egiziano. Uno che lo vide gli disse: «Padre Arsenio, come mai tu che possiedi una tale cultura greco-romana interroghi sui tuoi pensieri questo sempliciotto?». Rispose: «Certo possiedo la cultura greco-romana, ma non ho ancora imparato l’alfabeto di questo semplice contadino!» (PJ XV, 7).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Mentre era ancora a corte, il padre Arsenio pregò Dio dicendo: «Signore, guidami nella via della salvezza». E giunse a lui una voce che disse: «Arsenio, fuggi gli uomini, e sarai salvo» (88bc). Ritiratosi a vita solitaria, pregò ancora con le stesse parole (cf. Mt. 26, 44), e udì una voce che gli disse: «Arsenio, fuggi, taci, pratica la solitudine». È da queste radici che nasce la possibilità di non peccare. Un giorno i demoni assalirono Arsenio nella sua cella per tormentarlo; giunsero frattanto coloro che lo servivano (i discepoli, ndR) e, stando fuori dalla cella, lo udirono gridare a Dio: «O Dio, non mi abbandonare; non ho fatto niente di buono ai tuoi occhi, ma nella tua bontà concedimi di cominciare» (PJ XV, 5).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Il padre Antonio disse: «Colui che batte un blocco di ferro, prima pensa a quel che vuole farne; se una falce, o una spada, o una scure. E anche noi dobbiamo sapere a quale virtù tendiamo, se non vogliamo faticare invano» (Cf. Fil 2, 16). Disse ancora: «Obbedienza e continenza ammansiscono le belve» (88b). Disse anche: «Ho visto monaci dopo molte fatiche cadere ed uscire di senno perché avevano confidato nella loro opera e trascurato quel precetto che dice: Interroga il padre tuo ed egli te lo annunzierà» (Dt 32, 7).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Un giorno, il padre Antonio fece visita al padre Ammonio sul monte di Nitria. E, dopo che si furono incontrati, il padre Ammonio gli dice: «Poiché per le tue preghiere i fratelli sono cresciuti di numero e alcuni di loro vogliono costruire delle celle lontano per immergersi nell’unione con Dio, che distanza vuoi che ci sia di qui alle celle che verranno costruite?». Egli disse: «Mangiamo qualcosa all’ora nona e poi usciamo a fare un giro nel deserto per vedere il posto». Dopo che ebbero camminato nel deserto fino al tramonto, il padre Antonio gli dice: «Preghiamo e piantiamo qui una croce: qui costruiscano quelli che lo vogliono; in modo che quelli di laggiù, quando vogliano incontrarsi con questi, possano consumare la loro leggera refezione all’ora nona [Era consuetudine degli asceti consumare un unico pasto al giorno, molto sobrio, all’ora nona, cioè alle 15. Dopo la preghiera del mattino, per lo più lavoravano fino all’ora nona. Dopo il pranzo si riposavano, si davano alla preghiera, alla lettura spirituale, talvolta anche agli incontri e colloqui fraterni, come risulta da questo brano. Molte ore della notte erano dedicate alla preghiera], e arrivare qui al tramonto; e quelli che partono di qui, facendo allo stesso modo, possano incontrarsi con gli altri senza averne distrazione». Ora, tale distanza è di dodici miglia (85d-88a).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Il padre Antonio disse: «Io non temo più Dio, lo amo. Perché l’amore caccia il timore [1 Gv. 4, 18]» (85c; PJ XVII, 1). Il medesimo padre Antonio disse: «Abbi sempre davanti agli occhi il timore di Dio; ricordati di chi dà la morte e la vita [1 Sam. 2, 6]; odiate il mondo e tutto ciò che contiene [Cf. At. 17, 24 e par.]; odiate ogni soddisfazione carnale; rinunciate a questa vita e vivete per Dio; ricordatevi di ciò che avete promesso a Dio, perché ve ne chiederà conto nel giorno del giudizio [Cf. Mt. 10, 15 e par.]; soffrite la fame, la sete, la nudità [Cf. 1 Cor. 4, 11], vegliate [Cf. Lc. 21, 36], affliggetevi, piangete [Cf. Gc 4, 9], gemete nei vostri cuori; esaminatevi se siete degni di Dio; disprezzate la carne per salvare le vostre anime».

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Un giorno, il padre Antonio ricevette una lettera dell’imperatore Costantino che l’invitava a Costantinopoli. E si mise a riflettere sul da farsi. Chiede dunque al padre Paolo, suo discepolo: «Bisogna andare?». Gli risponde: «Se vai, ti chiami Antonio; e se non vai, padre Antonio» (Andando, cioè, non sarebbe stato fedele alla sua vocazione di nascondimento e raccoglimento).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Antonio il grande, parte 18.In un cenobio, un fratello fu falsamente accusato di impurità: e si recò dal padre Antonio. Vennero allora i fratelli dal cenobio, per curarlo e portarlo via. Si misero ad accusarlo: «Tu hai fatto questo». Ed egli a difendersi: «Non ho fatto nulla del genere». Accadde per fortuna che si trovasse colà il padre Pafnuzio Kefala; egli disse questa parabola: «Sulla riva del fiume vidi un uomo immerso nella melma fino al ginocchio; e vennero alcuni per dargli una mano, ma lo fecero affondare fino al collo». E il padre Antonio, riferendosi al padre Pafnuzio, dice loro: «Ecco un vero uomo, capace di curare e di salvare le anime». Presi da compunzione per la parola degli anziani, essi si inchinarono davanti al fratello; poi, esortati dai padri, lo riportarono al cenobio (85ab).

Vita e detti dei Padri del deserto, citazioni scelte, tratte da padrideldeserto.net. Antonio il grande, parte 17. Si racconta che un anziano chiese a Dio di vedere i padri e li vide, ma il padre Antonio non c’era [era gloria incomparabile nel seno di Dio, ndR]. Dice allora a colui che glieli mostra: «E il padre Antonio dov’è?». Gli disse: «Egli è là dove c’è Dio» (84d-85a).

Tre padri avevano costume di andare ogni anno dal beato Antonio; due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell’anima; il terzo invece sempre taceva e non chiedeva nulla. Dopo lungo tempo, il padre Antonio gli dice: «È tanto ormai che vieni qui e non mi chiedi nulla». Gli rispose: «A me, padre, basta il solo vederti».

Dei fratelli fecero visita al padre Antonio e gli proposero una parola del Levitico. L’anziano allora si appartò nel deserto; il padre Ammone, che ne sapeva le abitudini, lo seguì di nascosto. L’anziano, allontanatosi assai, ritto in preghiera, gridò a gran voce: «O Dio, manda Mosè a spiegarmi questa parola» (Cf. Mt 27, 50; At 7, 60 e par.). E gli giunse una voce, e gli parlò. Ora, il padre Ammone disse: «La voce che gli parlava l’ho udita, ma non ho compreso il senso del discorso». Il padre Ammone aveva udito, ma non riusciva a comprendere.

Disse ancora: «Dio non permette che contro questa generazione si scatenino guerre come contro le antiche; perché sa che è debole e non ha forza di sopportare» (PJ X, 4). ... Il padre Antonio, nel deserto, ebbe questa rivelazione: «In città c’è uno che ti somiglia: è di professione medico, dà il superfluo ai bisognosi, e tutto il giorno canta il trisagio con gli angeli». ... Il padre Antonio disse: «Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo: – Tu sei pazzo!, a motivo della sua dissimiglianza da loro» (84c).

SS n° 14, p. 6

Il padre Antonio disse: «Ritengo che nel corpo ci sia un moto fisico connaturale, ma che non agisce se l’anima non vuole: è il semplice moto corporeo non passionale. C’è poi un altro moto che viene dal nutrire e curare il corpo con cibi e bevande: riscaldato da questi elementi, il sangue desta energia nel corpo. È a proposito di questo che l’Apostolo diceva: Non inebriatevi di vino, nel quale è la lussuria , e che il Signore nel Vangelo ordinò ai discepoli: Guardatevi dall’appesantire il cuore in crapula ed ebbrezza . E c’è anche un terzo moto: quello di chi è combattuto dall’assalto invidioso dei demoni. Si può dire dunque che ci sono tre moti corporei: uno che viene dalla natura, uno dai cibi presi senza discrezione, e il terzo dai demoni» (84ab).

SS n° 13, p. 6

Accadde a un fratello, nel cenobio del padre Elia, di soccombere alla tentazione; cacciato di là, se ne andò sul monte dove era il padre Antonio. Dopo un anno che era presso di lui, questi lo rimandò al cenobio donde era uscito; ma, veduto che l’ebbero, quelli lo ricacciarono. Egli tornò dal padre Antonio e disse: «Padre, non hanno voluto accogliermi». L’anziano allora lo rimandò con questo messaggio: «Una nave in mare è naufragata, ha perduto il carico, ed è riuscita a stento a salvarsi a terra; voi volete gettare a mare quello che è arrivato salvo a terra?». Essi, quando seppero che era stato il padre Antonio a rimandarlo, subito lo accolsero (81d-84a; PJ IX, 1).

SS n° 12, p. 6

Un fratello che aveva rinunciato al mondo e dato ai poveri i suoi beni, ma si era tenuto qualcosa per sé, fece visita al padre Antonio. Il padre, sapendo il fatto, gli dice: «Se vuoi farti monaco, va’ al tuo paese, compera della carne, legala attorno al corpo nudo e vieni qui». Così fece il fratello; e i cani e gli uccelli gli dilaniarono tutto il corpo. Quando fu giunto dal padre, questi gli chiese se avesse fatto secondo il suo consiglio: egli mostrò il suo corpo pieno di ferite. Sant’Antonio allora gli dice: «Quelli che rinunciano al mondo e vogliono tenersi dei beni, vengono in tal modo fatti a brandelli (‘a brani’) lottando contro i demoni» (81c; PJ VI, 1).

SS n° 11, p. 6

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