(di Michele Di Pietro) Sul castello di Acerenza (PZ), tra i numerosi testi consultati, non emergono notizie precise così come non esiste una pianta completa. Con la caduta dell'Impero Romano,  presa da Totila, Acerenza divenne una delle roccaforti dei Goti e più tardi fu occupata dai Longobardi che la fortificarono e costruirono un castello, ingrandito da Sicone dopo l’anno 817,  modificato  nel tempo,  dopo i recenti restauri è stato adibito a sede del  Museo Diocesano d'arte sacra. Elenco, qui di seguito ed in ordine di data, le citazioni relative al Castello di Acerenza, estratte dai vari testi consultati. Ciò aiuta un po’ a ricostruire la storia del Castello, dalla data della sua costruzione agli episodi che ivi si sono svolti nel corso dei secoli.

(di Michele Di Pietro) Per Cronotassi si intende un elenco ordinato cronologicamente di persone succedutesi in una carica. Usato specialmente nelle successioni di vescovi o di cariche nobiliari. Nel 1806, il 2 agosto, fu abolita nel Regno di Napoli la feudalità e, quindi, anche il titolo di Duca di Acerenza ma, “de iure”, fu tramandato dagli eredi ed attualmente è detenuto dalla 13a Duchessa di Acerenza, Francesca di Paola Maria Elisabetta Granito Pignatelli di Belmonte (nata a Londra il 27.02.1973).

(di Michele Di Pietro) Un altro grandissimo personaggio lucano, definito BENEMERITO della STORIA, meriterebbe di essere menzionato più spesso. 

Si tratta di Cesare Antonio VERGARA di Vaglio di Basilicata. Canonico della Chiesa Metropolitana di Acerenza e di questa Sede dice testualmente: "in cui ho goduto un Canonicato per alcuni anni". 

Nel volume del 1793 dal titolo "Supplemento alle vicende della coltura delle Sicilie", così viene presentato il BENEMERITO personaggio: "[...] Vuolsi parimenti tra’ benemeriti della storia rammemorare Cesare Antonio VERGARA nato nella città del  Baglio in Basilicata nel 1673 [...]". 

(di Michele Di Pietro) Per la sua potenza economica, Acerenza  coniava monete proprie. Canio Muscio, nel suo libro “ACERENZA” ed. 1957, alle pagg. 20 e 21 cita testualmente: "[...] e godette per molto tempo il diritto a coniare monete. Parecchi sono i numismatici dai quali siamo venuti a conoscenza che Acerenza battè monete ravvisabili dalla dicitura in osco Akedunniad o in greco Axepoa. Le monete in parola, un tempo copiose, esistevano nella casa dell’illustre famiglia del . Chissà oggi in quale angolo romito giacciono. Tra i valorosi guerrieri esistiti, risultano un Herculus Acheruntinus  come da una lapide rinvenuta nella città di Acerenza, ed un  Nicia Acheruntinus rappresentato su di una moneta di bronzo: vi è una via dedicata a Nicia [...]". 

(di Michele Di Pietro) La potenza della famiglia Pinelli, duchi di Acerenza, era davvero notevole, tanto che molti personaggi dell’epoca si vantavano della loro amicizia e collaborazione con i membri di detta casata. Tra questi illustri personaggi, anche il grande Tiziano (1480-1576) prestò loro la sua opera. Nel 1557, per la Cappella del Duca di Acerenza don Cosimo Pinelli, nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, il Tiziano dipinse “L’Annunciazione”, un olio su tela di cm. 280 x 193,5.

(di Michele Di Pietro) Durante le mie ricerche storiche, iniziate verso la fine degli anni ‘50, avevo preso in considerazione solo due nomi: Acerenza ed Acherontia. Nel corso degli anni e degli studi, però, ho notato che Acerenza veniva menzionata con numerosi altri nomi che, forse anche per errore, si differenziavano da quello attuale o per  una consonante o una vocale o addirittura senza la A iniziale (come CIRENZA) o con raddoppio di consonante come ACCERENZA o ACERRENZA. Ebbene, effettuando ricerche anche su questi nomi “sbagliati”, sono emerse molte notizie inedite che hanno arricchito la storia di Acerenza. 

(di Michele Di Pietro) Il poeta latino Orazio la menziona come “Acherontia”,  riportando il nome alla sua origine e significato di “luogo molto alto” dove le aquile amavano nidificare. Altri sostengono che il nome derivi da Akére che in lingua osca indicava un posto elevato. Le mie recenti ricerche, evidenziate in numerosi testi antichi, danno certezza  che il nome di Acerenza derivi dal fiume infernale Acheronte che a sua volta era l’originario nome del fiume Bradano. Ad avvalorare tale ipotesi, riporto quanto descritto in alcuni dei vari libri consultati: