+ O gloriosa e cara nostra protettrice Sant’Elisabetta, quanto ammirabili sono gli esempi che voi, vivente sulla terra, lasciaste al mondo di rassegnazione al divin volere nelle più dure prove, a cui piacque a Dio di sottoporvi! In fresca età restaste priva dell’amato consorte; espulsa quindi villanamente dalla real casa, e da tutti i luoghi dei vostri dominii foste costretta ad andarvene raminga con quattro teneri figli, e mendicare qua e là o per voi e per essi l’alimento e l’alloggio; e per una brutale barbarie e l’uno o l’altro bene spesso negatovi vi trovaste estenuata e famelica colle piangenti creature. Eppure lungi dal menar lagni e disperazioni in mezzo a tante e sì penose sventure, voi adoraste le superne disposizioni, rassegnata non solo, ma contenta e lieta così, che come di altrettanti favori ne ringraziavate esultante il Signore, pregandolo che si degnasse di ricolmare i vostri amici e persecutori di tante grazie, quante erano le ingiurie che vi facevano. Deh, fate che impariamo anche noi a sostenere pazienti e rassegnati ogni travaglio e traversia che mai piacesse al Cielo d’ inviarci, affinché per tal guisa, scontando quaggiù lo nostre colpe, ed unendoci sempre meglio a Dio, ci sia dato di partecipare un giorno a quella somma felicità che voi godete nella celeste Patria. Così sia. +

[19 novembre, Sant’Elisabetta d’Ungheria, Vedova (1207 -1231). A Marpurg, in Germania, la deposizione di santa Elisabetta Vedova, figlia di Andrea, Re d’Ungheria, del Terz’Ordine di san Francesco; la quale, assiduamente occupata in opere di pietà, illustre per miracoli passò al Signore].