Una giovane, divenuta incredula per i suoi orribili disordini, non cessava di lanciare ingiurie contro la religione e di volgerne in ridicolo le più terribili verità. «Giulietta - le disse un giorno una persona amorevole - ciò finirà male: Iddio, un giorno o l’altro, stanco dei vostri disordini e delle vostre bestemmie, vi punirà di certo». «Ah! - rispose quella disgraziata - di questo non mi prendo alcun pensiero, giacché chi è mai venuto dall’altro mondo a raccontarci ciò che ivi si faccia?».

Orbene, in meno d’otto giorni quella infelice Giulietta fu trovata nella sua stanza fredda, senza che desse più alcun segno di vita. Non potendosi quindi dubitare ch’ella non fosse morta, venne posta sulla bara e sotterrata.

L’indomani il becchino, mentre scavava un’altra fossa accanto a quella della sciagurata Giulietta, sentì un rumore e gli parve che qualcuno battesse all’interno della vicina bara. Accostò subito l’orecchio a terra e difatti udì una voce soffocata che gridava: «Aiuto! aiuto!». L’uomo corse subito a chiamare le autorità, le quali ordinarono venisse scavata la fossa, scoperta la cassa e schiodata. Vista orribile! Giulietta era stata sepolta viva: i suoi capelli erano scarmigliati, il lenzuolo sconvolto, la faccia insanguinata. Mentre la liberarono e le si toccava il cuore, per vedere se batteva ancora; la giovine diede un sospiro, simile a chi è stato un pezzo privo di aria, poi aprì gii occhi, fece uno sforzo per sollevarsi ed uscì pronunciando queste parole: «Dio mio, vi ringrazio!».

Quindi, ripresi i sensi con un po’ di cibo, raccontò: «Appena io mi riebbi entro la tomba e conobbi la spaventosa realtà del mio sotterramento, dopo aver gettati dei gridi e sforzatami di rompere la cassa e battuta la testa contro le tavole, vedendo ogni cosa essere inutile, la morte mi si affacciò in tutto il suo orrore. Nè tanto mi spaventava la morte del corpo, quanto la morte dell’anima (…) il dovere andare all’inferno (...). Mio Dio, purtroppo l’avevo meritato l’inferno! Allora mi diedi a pregare, gridai aiuto, perdetti di nuovi i sensi, fino al punto in cui, ora, mi trovo libera sopra terra. O bontà del mio Dio, io disprezzai le verità della fede, e voi mi puniste, ma con misericordia: eccomi ora convertita e pentita».

- Se quella giovane corrotta ed incredula non fosse stata sotterrata viva, non avrebbe mai, forse, pensato all’inferno e sarebbe andata eternamente perduta. A tante giovani ostinate nel loro malcostume ed anche nell’incredulità, partorita dal malcostume, noi auguriamo la sorte di Giulietta …

(Tratto da Giacinto Belmonte cappuccino, Op. cit., 1887, con permesso dei Superiori, vol. II, pagine 170 - 172).

A cura di Carlo Di Pietro

intro-racconti-miracolosi.jpg