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Si nota poi un altro pericolo, e tanto più grave, perché si copre maggiormente con l'apparenza della virtù. Molti, deplorando la discordia e la confusione che regna nelle menti umane, mossi da uno zelo imprudente e spinti da uno slancio e da un grande desiderio di rompere i confini con cui sono fra loro divisi i buoni e gli onesti; essi abbracciano perciò una specie di "irenismo" (il moderno ecumenismo, ndr) e, omesse le questioni che dividono gli uomini, (... cercano ...) di conciliare le opposte posizioni nel campo stesso dogmatico.
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I bambini - dato il pericolo di morte, che spesso vi può essere - non possono essere aiutati se non col sacramento del Battesimo, che li sottrae al dominio del demonio e in forza del quale sono adottati come figli di Dio. [La santa Chiesa] ammonisce che il Battesimo non deve essere differito per quaranta od ottanta giorni o altro tempo, secondo l’uso di alcuni, ma deve essere amministrato quanto prima si può senza incomodo, con la precauzione che, in pericolo di morte, siano battezzati subito senza alcun ritardo, anche da un laico o da una donna, se mancasse il sacerdote, nella forma della Chiesa [intenzione = battezzare come vuole la Chiesa, ndR], come più diffusamente viene esposto nel decreto per gli Armeni.
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• La infamia, il sospetto, le clamorose relazioni e le altre cose già dette, tutte a sfavore dell’Ordine (dei Templari), ed inoltre l’ammissione nascosta e clandestina dei frati dello stesso ordine, la differenza di molti di quei frati dal comune comportamento, dal modo di vivere e dai costumi degli altri cristiani, specie poi per il fatto che ammettendo nuovi membri li obbligavano a non rivelare il modo della loro ammissione, e a non uscire dall’Ordine, inducono a presumere contro di loro. Riflettendo, inoltre, che da tutto ciò è nato contro quest’Ordine un grave scandalo, che difficilmente potrebbe esser messo a tacere se l’Ordine continuasse ad esistere e considerando i pericoli per la fede e per le anime, e gli orribili numerosi misfatti della maggior parte dei frati dello stesso Ordine e molte altre giuste ragioni e cause ci siamo dovuti risolvere alle decisioni che seguono.
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 1, 2, 3, 4 e 5. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori [...] capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «1. È sentenza eretica, ma largamente seguita, che i sacramenti della Nuova Alleanza danno la grazia giustificante a coloro che non vi pongono ostacolo»; «2. Negare che il peccato rimane nel bambino dopo il battesimo, significa disprezzare insieme Cristo e Paolo»; «3. Il fomite del peccato, anche se non c’è nessun peccato attuale, trattiene l’anima che esce dal corpo dall’ingresso nel cielo»; «4. La non perfetta carità di colui che sta per morire porta necessariamente con sé un grande timore, che di per sé è solo sufficiente a ottenere la pena del purgatorio, e impedisce l’ingresso nel regno» e «5. Che le parti della confessione siano tre: contrizione, confessione e soddisfazione non è fondato nella Sacra Scrittura, né negli antichi santi dottori cristiani». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 10, 11, 12 e 13. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori [...] capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «10. A nessuno sono rimessi i peccati, se non crede che gli sono rimessi dal sacerdote che assolve; anzi il peccato rimane, se non lo crede rimesso: non sono sufficienti infatti la remissione del peccato e il dono della grazia, ma bisogna anche credere che è stato rimesso»; «11. Non confidare in nessun modo di essere assolto a motivo della tua contrizione, ma per la parola di Cristo: “Tutto ciò che scioglierai” ecc. (Mt 16,19). In questo confida, io dico: se tu hai ottenuto l’assoluzione del sacerdote, e credi fermamente che tu sei stato assolto, sarai stato assolto davvero, qualsiasi cosa sia in quanto alla contrizione»; «12. Se, per assurdo, colui che si confessa non fosse contrito, oppure il sacerdote assolvesse non sul serio, ma per gioco, se tuttavia egli si crede assolto, è assolto con assoluta certezza» e «13. Nel sacramento della penitenza e nella remissione della colpa, il papa o il vescovo non fanno nulla di più di un semplice sacerdote: anzi, dove non c’è un sacerdote, può fare ugualmente un semplice cristiano, anche se fosse una donna o un bambino.». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 14, 15, 16, 17 e 18. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «14. Nessuno deve rispondere al sacerdote di essere contrito e il sacerdote non lo deve domandare»; «15. È grande l’errore di coloro che si accostano al sacramento dell’eucaristia fidandosi del fatto di essersi confessati, di non essere consapevoli di nessun peccato mortale, di aver premesso preghiere personali e preparatorie: tutti questi mangiano e bevono la propria condanna. Ma se credono e confidano che qui essi conseguiranno la grazia, questa fede sola li rende puri e degni»; «16. Risulta come deciso, che la chiesa abbia stabilito in un concilio universale che i laici debbono comunicarsi sotto le due specie: e i Boemi che si comunicano sotto le due specie, non sono eretici, ma scismatici»; «17. I tesori della chiesa, da cui il papa trae le indulgenze, non sono i meriti di Cristo e dei Santi» e «18. Le indulgenze sono dei pii inganni dei fedeli, e dispense dalle opere buone; e appartengono al numero delle cose che sono permesse, e non al numero di quelle che sono utili (cfr. I Cor., 6, 12; 10, 23)». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 19, 20, 21, 22 e 23. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «19. Le indulgenze, per coloro che veramente le acquistano, non hanno valore per la remissione della pena dovuta alla giustizia divina per i peccati attuali»; «20. Si ingannano coloro che credono che le indulgenze sono salutari e utili per il bene dello spirito»; «21. Le indulgenze sono necessarie solo per le colpe pubbliche, e vengono propriamente concesse solo ai duri di cuore e agli insensibili»; «22. Per sei categorie di uomini le indulgenze non sono né necessarie né utili: e cioè per i morti o per quelli che stanno per morire, per i malati, per i legittimamente impediti, per coloro che non hanno commesso peccati, per coloro che hanno commesso peccati, ma non pubblici, per coloro che compiono cose migliori» e «23. Le scomuniche sono soltanto pene esteriori, e non privano l’uomo delle comuni preghiere spirituali della Chiesa». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 24, 25, 26, 27 e 28. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «24. Bisogna insegnare ai cristiani più ad amare la scomunica che a temerla»; «25. Il pontefice romano, successore di Pietro, non è il vicario di Cristo sopra tutte le chiese del mondo intero, dallo stesso Cristo costituito nel beato Pietro»; «26. La parola di Cristo a Pietro: “Tutto ciò che scioglierai sulla terra” ecc. (Mt., 16,19) si estende soltanto alle cose legate dallo stesso Pietro»; «27. È certo che non è affatto in mano della chiesa o del papa lo stabilire gli articoli di fede, e anzi neppure le leggi morali o delle opere buone» e «28. Se il papa con una gran parte della chiesa pensasse in un modo o nell’altro, e inoltre non sbagliasse, non è ancora peccato o eresia pensare il contrario, soprattutto in cose non necessarie per la salvezza, finché da un concilio universale una cosa non è stata respinta e l’altra approvata». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 29, 30, 31, 32 e 33. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «29. Ci è stata aperta la via per svuotare l’autorità dei concili e per contraddire liberamente le cose da loro compiute, per giudicare i loro decreti e per confessare con confidenza qualsiasi cosa sembri vero, sia che sia stato approvato, sia che sia stato respinto da un qualsiasi concilio»; «30. Alcuni articoli di Jan Hus condannati nel concilio di Costanza sono cristianissimi, verissimi ed evangelici, e neppure la chiesa universale potrebbe condannarli»; «31. In ogni opera buona il giusto pecca»; «32. L’opera buona compiuta nel modo migliore, è peccato veniale» e «33. È contro la volontà dello Spirito che gli eretici siano bruciati». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 34, 35, 36 e 37. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «34. Combattere contro i Turchi è opporsi a Dio, che visita le nostre iniquità per mezzo loro»; «35. Nessuno è certo di non peccare sempre mortalmente, a motivo del segretissimo vizio della superbia»; «36. Dopo il peccato, il libero arbitrio è una realtà in modo solo apparente; e quando compie ciò che gli compete, pecca mortalmente» e «37. Il purgatorio non può essere provato mediante la sacra Scrittura che si trova nel canone». Prosegue ...
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 38, 39, 40 e 41. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori (...) capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «38. Le anime nel purgatorio non sono sicure della propria salvezza, almeno non tutte; e non è provato da nessun argomento razionale né dalle Scritture, che esse si trovano al di fuori della condizione di meritare o di accrescere la carità»; «39. Le anime del purgatorio peccano in modo continuo finché cercano il riposo e hanno orrore delle pene»; «40. Le anime liberate dal purgatorio per i suffragi di coloro che sono vivi godono minore beatitudine che se avessero soddisfatto da se stesse» e «41. I prelati ecclesiastici ed i prìncipi secolari non farebbero male, se eliminassero tutte le sacche di mendicità». Fine.
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Exsurge Domine di Papa Leone X, errori di Lutero n° 6, 7, 8 e 9. Condanniamo, respingiamo e rigettiamo totalmente ciascuno dei seguenti articoli o errori [...] capaci di sedurre gli uomini semplici e in contraddizione con la fede cattolica: «6. La contrizione che si ottiene con l’esame, la ricapitolazione e la detestazione dei peccati, e con la quale si ripensa alla propria vita nell’amarezza della propria anima [cf. Is. 38,15], soppesando la gravità, la moltitudine, la turpitudine dei peccati, la perdita della beatitudine eterna e il conseguimento dell’eterna dannazione, questa contrizione rende ipocrita, anzi addirittura peccatore»; «7. Verissima e più perfetta in tutto della dottrina fino a questo momento proposta sulla contrizione è la massima: “Non farlo più è la migliore penitenza; una nuova vita è l’ottima penitenza”»; «8. Non presumere in alcun modo di confessare i peccati veniali, ma neppure tutti i mortali, perché è impossibile che tu conosca tutti i peccati mortali. Per questo motivo nella chiesa primitiva si confessavano soltanto quelli mortali manifesti» e «9. Quando vogliamo confessare tutto in modo completo non facciamo altro che questo: non vogliamo lasciare nulla da perdonare alla misericordia di Dio». Prosegue ...
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Gli anatemi del Concilio di Calcedonia, numeri 2, 3 e 4 • Coloro che una volta sono stati ammessi nelle file del clero o tra i monaci non devono far parte dell’esercito né ottenere dignità mondane. Di conseguenza, chi tenterà ciò e non farà penitenza, e non tornerà alla vita che prima aveva scelto per Iddio, sia anatema. • Non si ordini diacono [Da non confondere assolutamente col Diaconato maschile o vero e proprio: secondo, in linea ascendente, degli Ordini maggiori, ndR] una donna prima dei quarant’anni, e non senza diligente esame. Se per caso dopo avere ricevuto l’imposizione delle mani ed avere vissuto per un certo tempo nel ministero, osasse contrarre matrimonio, disprezzando con ciò la grazia di Dio, sia anatema insieme a colui che si è unito a lei. • Chi rapisce una fanciulla sotto pretesto di sposarla; chi coopera o aiuta chi rapisce, questo santo Sinodo stabilisce che, se si tratta di chierici, decadano dal proprio rango, se monaci o laici, che vengano anatematizzati.
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Gli anatemi del Concilio di Calcedonia, numero 1 • Se un vescovo fa una sacra ordinazione per denaro, e ridotto, così, ad una vendita ciò che non si può vendere, avesse consacrato per lucro un vescovo, o un corepiscopo (Presbitero investito di funzioni vescovili in paesi di campagna, ndR), o un presbitero, o un diacono, o qualsiasi altro del clero, o avesse promosso qualcuno, per denaro, all’ufficio di amministratore, o di pubblico difensore, o di guardia, o qualsiasi altro ministero per turpe desiderio di lucro, egli si espone - se il fatto è provato - al pericolo di perdere il suo grado. D’altra parte, quegli che ha ricevuto l’ordinazione non dovrà assolutamente riportare alcun vantaggio da una ordinazione o promozione fatta per guadagno; venga quindi, deposto dalla sua dignità, o dall’ufficio che ha ottenuto con denaro. Se poi qualcuno fa da mediatore in azioni così vergognose e in così illeciti guadagni, se si tratta di un chierico, decada dal proprio grado, se si tratta di un laico o di un monaco, sia colpito da anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Costantinopoli II, numeri 1 e 2 • Chi non confessa che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo hanno una sola natura o sostanza, una sola virtù e potenza, poiché essi sono Trinità consostanziale, una sola divinità da adorarsi in tre ipostasi, o persone, sia anatema. Uno, infatti, è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose. • Se qualcuno non confessa che due sono le nascite del Verbo di Dio, una prima dei secoli dal Padre, fuori dal tempo e incorporale, l’altra in questi nostri ultimi tempi, quando egli è disceso dai cieli, s’è incarnato nella santa e gloriosa madre di Dio e sempre vergine Maria, ed è nato da essa, sia anatema.
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• Chi (Autorità, ndR) non scomunica Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio, Eutiche, e Origene, insieme ai loro empi scritti, e tutti gli altri eretici, condannati e scomunicati dalla santa Chiesa cattolica e apostolica e dai quattro predetti santi Concili; inoltre, chi ha ritenuto o ritiene dottrine simili a quelle degli eretici che abbiamo nominato, e persiste nella propria empietà fino alla morte, sia anatema.
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• Se alcuno difende gli empi scritti che Teodoreto scrisse contro la vera fede, contro il primo, santo Concilio di Efeso, contro San Cirillo e i suoi dodici anatemi, e tutto ciò che egli [Teodoreto] compose in difesa di Teodoro e di Nestorio, empi, e degli altri che professano le loro idee, e li accettano, e accettano la loro empietà, e a causa di essi chiama empi i dottori della Chiesa, quelli, cioè, che professano l’unione secondo l’ipostasi del Verbo di Dio; se, dunque, costui non anatematizza gli empi scritti suddetti, e coloro che hanno principii simili a questi, o li hanno avuti, e quanti hanno scritto contro la retta fede, e contro Cirillo, uomo santo, e i suoi dodici capitoli, e chi muore in tale empietà, costui sia anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Costantinopoli II, numeri 3 e 4 • Se qualcuno afferma che il Verbo di Dio che opera miracoli non è lo stesso Cristo che ha sofferto, o anche che il Dio Verbo si è unito col Cristo nato dalla donna, o che egli è in lui come uno in un altro; e non confessa invece, un solo e medesimo signore nostro Gesù Cristo, Verbo di Dio, che si è incarnato e fatto uomo, al quale appartengono sia le meraviglie che le sofferenze che volontariamente ha sopportato nella sua carne, costui sia anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Costantinopoli II, numeri 5 e 6 • Se qualcuno intende l’unica persona del signore nostro Gesù Cristo come implicante più sussistenze, e con ciò tenta introdurre nel mistero di Cristo due ipostasi o persone, e se di queste due persone, da lui introdotte, parla di una secondo la dignità, l’onore e l’adorazione, come hanno scritto nella loro pazzia Teodoro e Nestorio, e accusa il santo Concilio di Calcedonia, quasi che abbia usato l’espressione «una sola sussistenza», secondo questa empia concezione; e non ammette, piuttosto, che il Verbo di Dio si è unito alla carne secondo l’ipostasi e che, quindi, egli ha una sola ipostasi, cioè una sola persona; e che così anche che il santo Sinodo di Calcedonia ha confessato una sola ipostasi del Signore nostro Gesù Cristo, costui sia anatema. La santa Trinità, infatti, non ha ricevuto l’aggiunta di una persona in seguito all’incarnazione di Dio Verbo, uno della santa Trinità.
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• Se qualcuno, dicendo «in due nature», non confessa che nella divinità e nella umanità si deve riconoscere il solo signore nostro Gesù Cristo, così che con questa espressione voglia significare la diversità delle nature, da cui senza confusione e in modo ineffabile è scaturita l’unità, senza che il Verbo passasse nella natura della carne, e senza che la carne si trasformasse nella natura del Verbo (l’uno e l’altra, infatti, rimangono ciò che sono per natura, pur operandosi l’unione secondo ipostasi); se costui, dunque, intende tale espressione come una divisione in parti nel mistero di Cristo; ovvero, pur ammettendo, nello stesso ed unico signore nostro Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, la pluralità delle nature, non accetta solo in astratto la differenza dei princìpi da cui è costituito, non tolta certo in seguito all’unione (uno, infatti, è da due, e due in uno), ma in ciò si serve della pluralità delle nature per sostenere che esse sono separate e con una propria sussistenza, costui sia anatema.
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• Se qualcuno dice che Cristo deve essere adorato in due nature, con ciò introduce due adorazioni, una al Verbo Dio, una all’uomo; o se qualcuno, mirando alla soppressione della carne, o alla confusione della divinità e dell’umanità, va cianciando di una sola natura o sostanza degli elementi uniti, e così adora il Cristo, ma senza venerare con una sola adorazione il Dio Verbo incarnato insieme con la sua carne, come la Chiesa di Dio ha ricevuto dall’inizio, costui sia anatema. • Se qualcuno non confessa che il signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria ed uno della santa Trinità, costui sia anatema.
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• Se poi qualche autorità civile o qualche potente tentasse di cacciare il Papa dalla Sede apostolica o qualcuno degli altri Patriarchi, sia colpito da anatema. • Se qualcuno perciò non venera l’immagine del Salvatore Cristo, non veda neppure la Sua figura nel Suo secondo avvento. Similmente poi onoriamo e veneriamo anche l’immagine della Sua immacolata Madre e le immagini dei santi Angeli così come li rappresenta con le parole la Scrittura santa, e inoltre (l’immagine) di tutti i Santi; e coloro che non pensano così, siano anatema.
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• Nel nome del Signore, amen. Cristo, nostro Dio e salvatore, vite vera, di cui il Padre è agricoltore, spiegando ai suoi discepoli e agli altri fedeli queste immagini, dice: «Se qualcuno non rimarrà in me, sarà gettato via come tralcio e seccherà»! Di questo sommo dottore e maestro il santo Sinodo di Costanza intende seguire la dottrina e praticare i precetti nella questione dell’inquisizione dell’eresia, che questo stesso Sinodo ha promosso, - date le voci della pubblica fama e le clamorose accuse - contro Gerolamo da Praga, maestro nelle arti, laico, dai cui atti e processi risulta che ha ritenuto, affermato e insegnato alcuni articoli eretici ed erronei, già da tempo riprovati dai santi padri; altri blasfemi, altri scandalosi, altri offensivi per persone pie, temerari e sediziosi, già ritenuti, predicati e insegnati da Giovanni Wicleff e Giovanni Huss, di dannata memoria, e disseminati in alcuni loro libri ed opuscoli.
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• Il sacrosanto Concilio generale di Costanza, riunito per divina volontà e espressione della Chiesa cattolica, a perpetuo ricordo. Poiché secondo la verità l’albero malato produce frutti malati, Giovanni Wicleff, uomo di dannata memoria, con la sua dottrina di morte, come radice velenosa ha generato non in Gesù Cristo col Vangelo, - come i santi padri, che un tempo generarono figli fedeli - ma contro il Vangelo del Cristo, dei figli esiziali, che ha lasciato eredi della sua perversa dottrina. • Contro questi, come contro figli spuri e illegittimi, è costretto ad insorgere questo santo Concilio di Costanza, ed a strappare con vigilantissima cura e con la lama dell’autorità ecclesiastica, come rovi nocivi, questi errori dal campo del Signore, perché non si propaghino come cancro a rovina degli altri.
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• Questo santo Sinodo, quindi, in nome del Signore nostro Gesù Cristo, ratificando e approvando le sentenze dei suddetti Arcivescovi e del Concilio romano, con questo decreto riprova e condanna per sempre gli articoli sopra riferiti [la SESSIONE VIII (4 maggio 1415) ne cita 45] e ciascuno di essi in particolare, i libri dallo stesso Giovanni Wicleff intitolati Dialogo e Trialogo e gli altri libri, volumi, trattati ed opuscoli dello stesso autore, con qualunque nome vengano indicati, qui sufficientemente individuati, proibendo a tutti i cristiani la lettura, la dottrina, l’esposizione, l’allegazione degli stessi libri e di ciascuno di essi in particolare, a meno che si tratti di confutarli. E proibisce a tutti e singoli i cattolici, sotto minaccia di anatema, di predicare o insegnare pubblicamente questi articoli o qualcuno di essi, o di insegnare, approvare e tenere gli stessi libri, o, come è già stato detto, di allegare il loro contenuto se non per confutarlo.
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• Questo giudizio proceda dal volto (Sal., 16, 2) di colui che siede nel trono (Ap., 4, 10; 5, 7; 7, 15; 21, 5) e dalla cui bocca procede una spada dal doppio taglio (Ap., 1, 16; 19, 15) la cui bilancia è giusta, i cui pesi esatti (Lv., 19, 36); di colui, che deve venire a giudicare i vivi e i morti, cioè del nostro signore Gesù Cristo. Amen. • Giusto è il Signore e ama la giustizia; il suo volto scorge l’equità (Sal., 10, 8). La faccia del Signore si rivolge a quelli che operano il male, per disperdere dalla terra la loro memoria (Sal., 33, 17). Perisca, dice il santo profeta, la memoria di colui che non si è ricordato di usare misericordia, e che ha perseguitato il povero e il mendicante (Sal., 108, 15-17). Quanto maggiormente deve perire allora la memoria di chi ha perseguitato e turbato tutti gli uomini e la Chiesa universale, Pietro de Luna, chiamato da alcuni Benedetto XIII?
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Gli anatemi del Concilio di Efeso, numeri 1, 2, 3 e 4 • Se qualcuno non confessa che l’Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è madre di Dio perché ha generato secondo la carne, il Verbo fatto carne, sia anatema. • Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre assunto in unità di sostanza l’umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne, cioè lo stesso che è Dio e uomo insieme, sia anatema. • Se qualcuno divide nell’unico Cristo, dopo l’unione le due sostanze congiungendole con un semplice rapporto di dignità, cioè d’autorità, o di potenza, e non, piuttosto con un’unione naturale, sia anatema. • Se qualcuno attribuisce a due persone o a due sostanze le espressioni dei Vangeli e degli scritti degli Apostoli, o dette dai santi sul Cristo, o da Lui di se stesso, ed alcune le attribuisce a Lui come uomo, considerato distinto dal Verbo di Dio, altre, invece, come convenienti a Dio, al solo Verbo di Dio Padre, sia anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Efeso, numeri 11 e 12 • Se qualcuno non confessa che la carne del Signore è vivificante e (che essa è la carne) propria dello stesso Verbo del Padre, (e sostiene, invece, che sia) di un altro, diverso da lui, e unito a lui solo per la sua dignità; o anche di uno che abbia ricevuto solo la divina abitazione; se, dunque, non confessa che sia vivificante, come abbiamo detto inquantoché divenne propria del Verbo, che può vivificare ogni cosa, sia anatema. • Se qualcuno non confessa che il Verbo di Dio ha sofferto nella carne, è stato crocifisso nella carne, ha assaporato la morte nella carne, ed è divenuto il primogenito dei morti, inquantoché, essendo Dio, è vita e dà la vita, sia anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Efeso, numeri 5, 6, 7 e 8 • Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto Dio secondo verità, come Figlio unico per natura, inquantoché il Verbo si fece carne e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue, sia anatema. • Se qualcuno dirà che il Verbo, nato da Dio Padre è Dio e Signore del Cristo, e non confessa, piuttosto, che esso è Dio e uomo insieme, inquantoché il Verbo si è fatto carne secondo le Scritture, sia anatema. • Se qualcuno afferma che Gesù, come uomo, è stato mosso nel Suo agire dal Verbo di Dio, e che gli è stata attribuita la dignità di Unigenito, come ad uno diverso da lui, sia anatema. • Se qualcuno osa dire che l’uomo assunto dev’essere con-adorato col Verbo di Dio, con-glorificato e con-chiamato Dio come si fa di uno con un altro (infatti la particella con che accompagna sempre queste espressioni, fa pensare ciò), e non onora, piuttosto, con un’unica adorazione l’Emmanuele, e non gli attribuisce una unica lode, in quanto il Verbo si è fatto carne, sia anatema.
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Gli anatemi del Concilio di Efeso, numeri 9 e 10 • Se qualcuno dice che l’unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, nel senso che egli si sarebbe servito della sua potenza come di una forza estranea, e che avrebbe ricevuto da lui di potere agire contro gli spiriti immondi, e di potere compiere le sue divine meraviglie in mezzo agli uomini, sia anatema. • La divina Scrittura dice che il Cristo è divenuto pontefice e apostolo della nostra confessione, e che si è offerto per noi in odore di soavità a Dio Padre. Perciò se qualcuno dice che è divenuto pontefice e apostolo nostro non lo stesso Verbo di Dio, quando si fece carne e uomo come noi, ma, quasi altro da lui, l’uomo nato dalla donna preso a sé; o anche se qualcuno dice che ha offerto il sacrificio anche per sé, e non, invece, solamente per noi (e, infatti, non poteva aver bisogno di sacrificio chi non conobbe peccato), sia anatema.
- Gli anatemi del Concilio di Firenze, altre condanne
- Gli anatemi del Concilio di Firenze, numeri 2 e 3
- Gli anatemi del Concilio di Firenze, numeri 4, 5 e 6
- Gli anatemi del Concilio di Firenze, numero 1
- Gli anatemi del Concilio di Firenze, numero 7
- Gli anatemi del Concilio di Lione II
- Gli anatemi del Concilio di Nicea II, numeri 1, 2, 3 e 4
- Gli anatemi del Concilio di Trento, numeri 101, 102, 103 e 104
- Gli anatemi del Concilio di Trento, numeri 105, 106 e 107
- Gli anatemi del Concilio di Trento, numeri 108, 109 e 110